Lutto per un animale domestico
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L’esperienza della perdita di un animale domestico è tanto comune quanto ancora poco considerata in tutta la sua portata di dolore.
Partiamo dai dati: secondo l’Istat (https://www.istat.it/comunicato-stampa/gli-animali-domestici-in-italia-anno-2024/) nel 2024 in Italia si registrano circa 25 milioni e 500 mila animali domestici: circa un terzo delle famiglie conta tra i propri membri almeno un amico a quattro zampe e circa un altro 10% si prende cura di pesci, uccelli, tartarughe, o altre razze tra cui roditori e rettili. In alcuni centri oltre la metà della popolazione vive con un animale, mentre la distribuzione degli stessi può variare in base alle caratteristiche del nucleo familiare: sono le coppie con figli grandi ad avere il primato, seguite da famiglie monogenitoriali con figli adolescenti e da coppie senza figli. Di queste famiglie il 98% considera il proprio animale un membro del nucleo a tutti gli effetti.
La tipologia di animale sembra influenzata dalla quantità di cura che richiede e dalla spesa economica che ne deriva. Il giro di affari, che nel 2024 ha registrato 7 miliardi di euro, include gli alimenti, le cure, i servizi e gli accessori.
La tendenza comune, figlia di una sapiente e costante campagna pubblicitaria, è quella di moltiplicare i bisogni presunti di questi animali, arrivando fino ad umanizzarli. Penso, per fare qualche esempio, alle vetrine dei sempre più numerosi negozi dedicati ai pets in cui vengono proposti - a prezzi spesso eccessivi - abiti, cappotti, impermeabili di ogni forma, colore e foggia, giocattoli di diverse dimensioni, di mille forme e materiali, cibo per ogni gusto o necessità, fino a dolcetti che ricalcano perfettamente quelli consumati dai padroni.

Che i tempi dei cani nutriti con gli avanzi dei padroni fossero finiti è noto a tutti, ma ha forse senso riflettere sul cambio di prospettiva che sembra aver investito il mondo di questi animali. In passato il padrone si serviva del cane per la caccia e la difesa del proprio territorio: fino a 50 anni fa erano i cani, spesso confinati di giorno e di notte al di fuori della casa, a fungere da sistema di vigilanza rispetto a possibili intrusioni. Un ciotola di acqua e una di avanzi era ciò su cui potevano fare affidamento nonché la moneta di scambio per i loro servizi di sorveglianza.
Oggi al contrario l’impressione è che talvolta il padrone si serva del cane per soddisfare i propri bisogni di affetto, cura e vicinanza, finendo per asservirsi ai bisogni e alle richieste dell’animale. Si creano allora situazioni un po’ comiche perché paradossali di animali accomodati lunghi e distesi sui divani e letti dei propri padroni e questi ultimi relegati negli angolini in posizioni scomode e con il rischio di cadere giù. Crocchette prelibate e paté costosi in cambio di amore e coccole - che l’umano riceve dall’animale - anche quando sembra viceversa.

Arriviamo allora al lutto perché dopo tutti gli anni trascorsi insieme il destino di ogni padrone è perdere il proprio animale che, come abbiamo visto spesso è un membro della famiglia nonché il migliore amico, il compagno di avventure, colui che è sempre accanto con la stessa cura e gioia, senza giudizi, ripercussioni, incomprensioni.
Diventa un confidente che, muto, rispecchia e custodisce i pensieri e i problemi del padrone. L’animale c’è anche quando non lo notiamo o non ci pensiamo, è lì in attesa che ci ricordiamo di lui.
L’animale - dicevo - c’è e d’un tratto non c’è più. Quel legame diventa più vivo che mai e il dolore della mancanza difficile da affrontare. La quotidianità si stravolge, ci si accorge quanto del proprio tempo era dedicato al proprio pet e quello stesso tempo, ora libero, scava un senso di vuoto e smarrimento.
In alcuni casi la persona si sente più destabilizzata e investita dalla sofferenza del lutto e della mancanza rispetto a quando ha sperimentato la perdita di una persona cara. Accorgersi di questo apre spesso un senso di colpa e di vergogna che induce a celare dentro di sé il malessere e a nascondere questi pensieri. Chi ha subito il lutto tende allora a isolarsi, minimizzare il suo dolore, razionalizzare la perdita reprimendo il lato emotivo.
Sarebbe al contrario importante potersi permettere di vivere i sentimenti anche più dolorosi, parlarne con le persone care, darsi tempo ed essere indulgenti verso se stessi, poter decidere, in base ai propri vissuti, se richiedere le ceneri dell’animale oppure no, se tenere o meno degli oggetti che appartenevano a lui.
Per qualcuno il tempo e il supporto di amici e familiari sono sufficienti per superare gradualmente il lutto, per altri sarebbe importante avere anche uno spazio di supporto terapeutico perché ogni perdita se non elaborata adeguatamente può sfociare in disturbi clinici e problematiche di ansia e depressione significative.
Chi ha avuto animali non avrà difficoltà a capire.

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