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Gioco e fantasia


Una coppia di persone sorvolano una città. L'artista Chagall crea un clima onirico attraverso elementi immaginari e colori tenui
Marc Chagall e “OVER THE TOWN”.

Il motore che anima l’inconscio è il desiderio insoddisfatto che preme essere appagato: vediamo come l’attività di gioco del bambino e il fantasticare dell’adulto, si inscrivono nella vita psichica, fattuale e virtuale di ognuno di noi.



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Un bambino e una bambina ritratti di spalle, sono accucciati e intenti a giocare con delle barchette sul mare.
Sally Swatland, I bambini in spiaggia.

Xxxxo ooooo xoooxProprio come l’eccesso di uso di difese, anche l’eccesso di fantasia può finire per configurare una situazione psicopatologica, di tipo nevrotico o psicotico. In questi casi, la fantasia può soppiantare una realtà troppo distante dal desiderio del soggetto, finendo per diventare essa stessa la realtà personale in cui rifugiarsi per sfuggire a quella condivisa con le altre persone. In un certo senso, possiamo inscrivere in questo discorso alcune dinamiche elicitate dai social network, o alcuni video games online, in quanto permettono all’utente di riportare fuori – come da bambini – la fantasia del “fare finta di”, mettendola in atto sotto forma di gioco. Nei casi più estremi, il gioco assume i caratteri della realtà per cui gioco e reale non sono più l’uno in contrapposizione dell’altro, ma i loro confini sfumano fino a sovrapporsi. Oggi ci troviamo tutti a destreggiarci a cavallo tra realtà fattuale e realtà virtuale, con quest’ultima innalzata al rango di realtà, in cui l’aggettivo “virtuale” toglie ben poco alla sua portata e impatto.

I social network diventano luogo reale, di scambio e di appagamento dei desideri insoddisfatti, una terra di nessuno, in cui tutti siamo al contempo detentori e prigionieri.

Abbiamo detto che per lo psicoanalista la realtà psichica è quella che detiene, a livello inconscio, la Verità del soggetto; poniamo poi la realtà fattuale, oggetto di narrazione ed esperienza cosciente. All’estremo opposto collochiamo infine la realtà virtuale, in cui l’individuo si perde nell’immagine di sé che vuole dare, o meglio che vuole essere, e che di fatto finisce per diventare. Nei social network il vero viene svuotato di significato, lasciando il posto alla “persona”, da intendersi – come nell’antica Roma – come una maschera teatrale volta a connotare lo specifico personaggio messo in scena. In un certo senso, possiamo pensare ai social come a un grande palcoscenico in cui ognuno recita una parte, indossando delle maschere, interagendo, o semplicemente ascoltando gli altri attori. Il verbo inglese to play indica tanto l’attività del gioco quanto lo spettacolo teatrale, che qui accostiamo all’attività che svolgiamo in rete.


Una fotografia che ritrae dieci maschere di terracotta utilizzate nel teatro greco.
Maschere del teatro romano.

Andare controcorrente oggi significa depotenziare l’impatto che la realtà virtuale ha su di noi, per ritrovare una dimensione di maggior aderenza al proprio Io, smarcato dalle richieste sottilmente imposte dall’esterno. Riportare il gioco su un piano intrapsichico, fantasticato, che non necessiti necessariamente dell’appoggio al reale (fattuale o virtuale) per appagare i desideri insoddisfatti, è forse una delle maggiori sfide della psicoanalisi odierna.

Freud, S., Il poeta e la fantasia. OSF vol 5


Scritto da Dott.ssa Sofia Bonomi, Psicologa Milano Porta Romana e Brescia

Pubblicato in data 24/11/2022 su Echoraffiche

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