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Il discorso amoroso


Quadro di Marc Chagall "All'imbrunire", un viale di case illuminate, un lampione con le gambe, il cielo nero e una slitta volante trainata da un animale. In primo piano due volti si intrecciano e l'uno si confonde nell'altro
Marc Chagall, All’imbrunire (1938-43)

L'amore è una questione pulsionale che si accende nelle primissime fasi di vita, nell'incontro con la madre. Le relazioni d'amore successive sono un continuo tentativo, inevitabilmente fallimentare, di ritrovare il primo oggetto perduto.


Le maggiori difficoltà e insicurezze che le persone si trovano a vivere possono essere ricondotte in larga misura alla sfera relazionale, al rapporto con gli altri, all’ambito sessuale nonché al piano emotivo-sentimentale. In effetti, l’estensione e il peso che tale ambito ricopre all’interno dell’economia del benessere soggettivo, portano a pensare che la misura dell’equilibrio psichico stia proprio nella capacità di amare e farsi amare. La teoria psicoanalitica sostiene con forza che il primo, fondamentale, rapporto libidico – quello tra madre e bambino – diviene matrice di tutti i successivi rapporti d’amore: il bambino deve rinunciare all’amore totalizzante ed esclusivo della madre, e, una volta diventato adulto, accontentarsi di cercare oggetti che la richiamino, in modo inevitabilmente fallimentare. La madre è la prima seduttrice poiché si occupa del corpo del bambino, ma ne è anche la prima traditrice perché si rivolge altrove, al padre, che interviene per limitare il godimento e scindere la diade. Questo primo rapporto d’amore lascia un’impronta nello psichico: il soggetto cercherà di recuperarne le tracce nei dettagli che spesso solo l’inconscio è in grado di cogliere in altri oggetti. L’oggetto d’amore adulto è sempre un ri-trovamento: l’inedito non è mai interamente tale poiché un quid lega e associa tutti gli investimenti significativi che via via si susseguono. La pulsione è uno dei concetti fondanti la teoria freudiana, e sono proprio i suoi destini a determinare l’accadere psichico e fattuale. Se il bisogno è un concetto che ricade interamente sul corpo e richiede necessariamente l’intervento dell’oggetto per venir meno, e il desiderio è puramente psichico, la pulsione fa da ponte tra lo psichico e il somatico, rappresentando attraverso la sfera psichica operazioni richieste alla luce del suo collegamento con il soma. Naturalmente i movimenti del discorso amoroso sottintendono la pulsione che orienta, guida e determina le scelte oggettuali del soggetto.



Un dettaglio del quadro di Gustav Klimt, "Le tre età della donna" del 1905. Mostra una mamma con la chioma bionda e decorata con fiori colorati che tiene stratta a sé una bambina con i ricci castani. Entrambe le figure hanno la pelle chiara, le guance e le labbra arrossate e sembrano riposarsi con gli occhi chiusi in un sentimento di beatitudine condivisa.
Gustav Klimt, Le tre età della donna (1905). Dettaglio.

Nelle primissime fasi di vita, essere stati oggetto di investimento psicoaffettivo da parte di una madre capace di esserci libidicamente, capace di occuparsi e significare il corpo nel suo insieme, capace di nutrire la fame biologica e d’oggetto e di riparare agli inevitabili errori commessi, in una parola capace di amare, pone le basi alla possibilità di amare a propria volta. Il percorso verso uno sviluppo lineare è tutt’altro che dato: il soggetto per arrivare all’età adulta senza importanti blocchi o regressioni, deve attraversare illeso una foresta incandescente e continuamente mutevole di pulsioni, oggetti e proibizioni. Se le primissime fasi di sviluppo sono le fondamenta, le fasi orale, anale, fallica e il complesso di Edipo sono i pilastri su cui via via si costruisce l’edificio psichico. La tenuta dei pilastri e la loro solidità saranno fondamentali contro il pericolo di un crollo psicotico o di un’angoscia destrutturante dati dall’incontro con l’Altro.

Una quota di sano narcisismo, acquisito nell’infanzia, è necessaria per poter oscillare tra investimenti narcisistici, in cui si ama alla luce di quello che si è (o si vorrebbe essere), ed investimenti per appoggio, in cui l’oggetto è amato in quanto altro da sé. Il sentimento di sé, alla base della tenuta psichica del soggetto, viene messo a dura prova proprio nell’innamoramento, in particolare alla luce della risposta dell’oggetto d’amore: non essere amati svilisce il proprio narcisismo, l’essere amati lo esalta. L’innamoramento in sé invece determina uno svuotamento dell’amor proprio: una quota del proprio narcisismo è infatti trasferita dall’Io all’oggetto desiderato, e sarà recuperata solo in funzione di una corrispondenza effettiva. Freud ci dice che chi ama è umile perché il suo Io è impoverito di investimento libidico. La fragilità psichica del soggetto innamorato è data dal fatto che l’oggetto d’amore entra nella sua storia, e lo espone alla frustrazione e alla considerazione che possa mancare. È un incontro con un’alterità irriducibile, che richiama quei sentimenti di impotenza e dipendenza che si erano vissuti nell’infanzia. È qui che il discorso amoroso si riallaccia saldamente alle prime esperienze diadiche infantili, ed è qui che la tenuta psichica può venir meno: l’angoscia antica non contenuta e significata può ripresentarsi e scompaginare lo psichico. L’altro è sentito come pericoloso, invade e allaga: deve essere respinto. Nella psicopatologia, spesso il soggetto si difende dall’incandescenza delle relazioni attraverso una scissione tra sessualità e amore. L’investimento è così circoscritto e limitato, l’oggetto d’amore viene ‘angelicato’ e spesso assume tratti marcatamente materni, mentre l’oggetto sessuale viene svuotato di relazionalità e di emotività, fino all’estremo, come nelle perversioni.

Il perverso si rivolge ad un oggetto inanimato o animato ma cosificato: l’altro è privato della sua alterità e assoggettato. In questo modo il perverso si assicura un’aderenza al suo volere e si mette al riparo dalla possibilità di un rifiuto o di un abbandono, e dalla conseguente frustrazione e sofferenza. In questo quadro psicopatologico, la libido, così come la psicosessualità, mancano: l’azione è intrapresa su un piano di bisogno più meccanico, che preme per essere spento.



Si mostra il quadro di Renè Magritte del 1928, "Les amants": due figure, una femminile con un vestito rosso e una maschile con completo di giacca e cravatta, si baciano. I loro volti sono coperti da due lenzuoli che rendono gli amanti nascosti alla vista e irriconoscibili.
Renè Magritte, Les amants (1928).

Nel discorso amoroso, l’Io del soggetto deve meditare tra la spinta pulsionale dell’Es,la realtà articolata nell’alterità, con la quota di enigma che porta con sé e le proibizioni imposte dal Super-Io, erede della legge del padre e dalle norme della società. L’organizzazione sociale pone limiti e divieti: per esempio, istituisce il matrimonio che prescrive fedeltà reciproca tra i coniugi. Tenta, in altre parole, di regolamentare con un contratto l’amore e di stabilirne la misura. L’illusione è quella di amministrare la libido e di imbrigliare la pulsione, ignorando il fatto che quest’ultima sfugga la misura e segua delle logiche che si collocano aldilà del regno del razionale.


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Scritto da Dott.ssa Sofia Bonomi, Psicologa Milano Porta Romana e Brescia

Articolo pubblicato in data 06/05/2022 su Echoraffiche

38 visualizzazioni1 commento

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1 Comment


genothypo
Mar 27, 2023

Interessante articolo, mi piace come si evidenzia la complessità dell'amore, leggendola in un'ottica non banalizzante. Ottima prospettiva!

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