top of page

Incel (Celibi Volontari)

  • 18 minuti fa
  • Tempo di lettura: 6 min


Quanta sofferenza sotto la superficie?


C'è un fenomeno non nuovo ma di cui ultimamente si sente parlare sempre più spesso che muove indignazione, paura, rabbia, simpatie, plausi: mi riferisco agli “INCEL”, neologismo che indica i celibi involontari, quegli uomini (in larghissima parte eterosessuali) che, pur desiderandolo, non riescono a sviluppare e vivere relazioni sentimentali e/o sessuali con l’altro. Il termine nasce a metà degli anni ’90, coniato da una studentessa canadese che attraverso una pagina internet inizia a scrivere e condividere la sua frustrazione relativa all’isolamento sessuale in cui si trovava. Da allora ad oggi i cambiamenti sociali, culturali e tecnologici hanno determinato un’evoluzione – in un versante di radicalizzazione – anche di questa realtà. 

Sono numerosi i blog e i forum attraverso i quali gli utenti Incel scaricano in rete la loro rabbia, frustrazione, aggressività ma anche dolore, senso di ingiustizia e di solitudine

Appaiono spesso crudi e brutali, tanto nel modo in cui si riferiscono a loro stessi, quanto al mondo (soprattutto femminile) che osservano dalla loro prospettiva. Il “Forum dei Brutti” è solo un esempio, paradigmatico, dell’ottica da cui si relazionano. 

Se da un lato attraverso questi spazi online gli utenti si sfogano, raccontano le loro esperienze, si confrontano, ricevono a volte comprensione e supporto, dall’altro si fomentano, incattivendosi e assumendo posizioni sempre più estreme. Diventano parte di un gruppo che, spesso per la prima volta, sentono come costituito da simili: altri uomini con vissuti in comune in grado di ascoltarli senza giudizio e con cui sentono di potersi raccontare senza la vergogna e la paura di critiche tipica di chi si sente diverso. 

I forum sono anche luoghi di costruzione collettiva di senso, in cui la persona Incel cerca la propria identità e la trova talvolta in contrapposizione con il mondo esterno, quel mondo abitato da persone che, a causa del loro successo relazionale, diventano oggetto di invidia e risentimento. 

Il mondo online diviene un rifugio, uno spazio sicuro e protetto, ma anche un detonatore, un amplificatore di odio e desiderio di vendetta. 


(La solitudine incel)


In alcuni casi persone Incel sono arrivate a compiere atti di estrema violenza: il duplice omicidio consumatosi nel 2020 a Lecce ai danni di una coppia di fidanzati (colpevoli di essere “felici”) per mano di Antonio de Marco, o ilmassacro di Isla Vista in California ad opera di Elliot Rodger sono due esempi tristemente celebri e significativi. 

Ogni Incel sembra fare di una particolare caratteristica estetica (che diventa, nel proprio vissuto, un difetto insormontabile) il perno attorno a cui ruotano i suoi continui fallimenti sociali e relazionali. Questi causano un profondo malessere, un senso di non valere niente e di non essere desiderabili. 

La bassa statura, l’essere sovrappeso, l’essere “brutti” termine tanto generico quanto inchiodante, l’avere poca mandibola o soffrire di calvizie, o ancora gli occhi cadenti, il naso storto o grosso, la dentatura irregolare…

Il riconoscersi in una o diverse di queste caratteristiche induce il soggetto a isolarsi sempre di più, enfatizzando un malessere fatto di autostima estremamente carente, impotenza e immobilismo, senso di umiliazione, rabbia e invidia logoranti. 

Lo psicologo Marco Crepaldi sostiene che questo fenomeno potrebbe riguardare addirittura il 20% della popolazione maschile italiana tra i 20 e i 35 anni e che quasi la metà di questi individui finisce per prendere un crinale patologico e cronico. 

Sono dati difficilmente verificabili perché non tutti gli Incel partecipano ai forum dedicati o si dichiarano tali pubblicamente, tuttavia possiamo pensare queste percentuali come la spia di una realtà tutt’altro che trascurabile. E’ la fotografia di un disagio giovanile esteso e allarmante, che determina in alcuni la tenenza ad implodere, con sintomi più legati all’isolamento, al ritiro, all’evitamento, all’autolesionismo e alla svalutazione di sé… e in altri la possibilità di esplodere, attraverso l’espressione di rabbia, aggressività e violenza a volte incontrollate. 

I primi possono avere condotte assimilabili agli hikikomori e per questo muovono più empatia e compassione negli altri; i secondi al contrario attirano critiche (talvolta fondate, ma assolutamente riduttive della complessità del fenomeno) di misoginia e devianza.

Non deve stupire che questo fenomeno si accompagni, nella stragrande maggioranza, a depressioni clinicamente significative e disturbi d’ansia generalizzata e sociale, condizioni che dovrebbero essere prese in carico dal punto di vista psicologico, psichiatrico e anche comunitario. Naturalmente ogni storia è unica e particolare tuttavia, ascoltando alcune testimonianze di Incel, è possibile rintracciare molti punti in comune: sono infanzie spesso relativamente normali quelle che vivono, finché nella prima adolescenza non inizia ad incrinarsi qualcosa: una loro caratteristica fisica o personologica li rende gli esclusi, spesso bullizzati, sicuramente rifiutati dalle prime ragazzine con cui si relazionano. 

Come una palla di neve che più avanza più si ingrandisce e quindi più velocemente procede raccogliendo sempre più neve, così avviene nella loro giovane esistenza: la bassa autostima che crea timidezza e insicurezza concorre a generare i primi rifiuti che diventano riconferme della loro inadeguatezza e inettitudine portandoli a isolarsi e rassegnarsi. Si diventa – per usare il linguaggio da loro stessi adottato – un neckbeard, un soggetto inetto che trascorre il proprio tempo online senza altre interazioni sociali e senza curarsi del proprio aspetto.

Estremamente vulnerabili alle critiche, tendono a rischiare sempre meno di essere esposti al giudizio altrui poiché quei rifiuti, tutt’altro che confinati al particolare contesto in cui sono avvenuti, diventano paradigmatici delle interazioni sociali.

Le donne, ma anche gli uomini che hanno successo sul piano relazionale e lavorativo, definiti “blupillati”,  diventano estranei odiati e invidiati. 

L’idea, tratta dal celebre film Matrix, è che il mondo sia diviso tra chi ha preso la pillola blu – che fa sì che tutto resti così com’è, con le stesse illusioni e false convinzioni – e chi prende la pillola rossa (i redpillati), che permette al soggetto di svegliarsi e di vedere il mondo nelle sue reali dinamiche, diventando così realisti disillusi.

C’è poi la “blackpill”, una corrente ancora più cinica che considera l’Incel come un soggetto destinato, a prescindere dai propri sforzi o tentativi, a rimanere per sempre tale, un reietto disprezzato dalla società e dai suoi membri vincenti (detti chad o alpha male se maschi e stacy se donne) o dai mediani (i normie).

Tra gli incel c’è chi tenta comunque di trovare una partner o di fare quello che si definisce looksmaxing, provare cioè a migliorare il proprio aspetto esteriore attraverso chirurgia estetica, dieta, allenamento fisico, tutto finalizzato ad aumentare le probabilità di attrarre una partner.


(Il lookmaxing)


Il presupposto dal quale partono, citando teorie evoluzionistiche spesso interpretate in modo tale che fungano da conferma alle proprie idee, è che le donne siano “ipergamiche” per loro natura, siano cioè portate a scegliere partner con uno status socio-economico più elevato rispetto al proprio, rivolgendosi dunque ad una piccola percentuale di uomini geneticamente più attraenti, e ignorando o disprezzando tutti gli altri. Si appoggiano alla cosiddettateoria 80/20 sostenendo che il 20% degli uomini d’élite (per genetica o status) riceva l’80% delle attenzioni delle donne e che il restante 80% debba spartirsi il restante 20%. 

Le dating app, che secondo l’ottica comune hanno amplificato le possibilità di conoscere persone per chiunque decida di usufruirne, secondo gli incel non hanno che esacerbato la situazione già squilibrata in partenza: ora le donne hanno una platea molto più ampia di ragazzi chad a cui accedere, determinando così per tutti gli altri un’ulteriore drastica riduzione di concrete possibilità. Dunque, seguendo questa prospettiva, al tempo dei nostri nonni un ragazzo non attraente, potendo offrire alla donna una stabilità economica, aveva comunque la possibilità di prendere moglie nel proprio quartiere e avere una famiglia con lei mentre oggi, eliminata la necessità di essere mantenute e di trovar marito nel vicinato, le ragazze sarebbero molto più selettive ed escludenti. 

Forti di questa narrazione i maschi Incel tentano di darsi una spiegazione alle difficoltà sociali e relazionali che vivono, spostando all’esterno la causa dei fallimenti. Questo meccanismo di difesa li aiuta senz’altro ad alleggerire il proprio senso di inadeguatezza interno ma al tempo stesso finisce per legarli ad una condizione immutabile perché causata da fattori sociali e anzi evoluzionistici. Come se fossero iscritti nella genetica i fallimenti di uno e i successi dell’altro.

L’opinione di chi scrive è che sarebbe necessario aprire uno spazio di ascolto e parola per dare voce e legittimità al dolore di chi si è sentito da sempre diverso, rifiutato, deriso, commiserato. Rispondere alle critiche con altre critiche, alla misoginia con altra rabbia, alla violenza con altra aggressività rischia di rafforzare la narrazione interna della persona Incel andando ad esasperare ulteriormente una spirale dalla quale è sicuramente difficile uscire.


(Immagine copertina: Bluepill, Redpill, Blackpill)


Pubblicato su Echoraffiche il 25/03/2026

Post recenti

Mostra tutti

Commenti


bottom of page