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(S)mascherati


Dipinto di Magritte, The Lovers (1928) che raffigura due volti coperti
Magritte, The Lovers (1928)

Attraverso un breve viaggio che parte dalla pandemia, dal Carnevale e dal teatro greco, passando attraverso la poetica pirandelliana e alcuni concetti psicoanalitici, cerchiamo di capire meglio come si muovono le personalità narcisistiche e come questo possa aiutarci a comprendere fatti di cronaca nera.


Se dico “maschera”, cosa ti viene in mente? Qualcuno potrebbe pensare alla pandemia di Covid-19 che ci ha obbligati a diventare più che mai familiari con le mascherine, i loro modelli e le loro caratteristiche. Qualcun altro potrebbe pensare al Carnevale o ad Halloween, due festività in cui le maschere coprono il soggetto che le indossa e lo sostituiscono, almeno per il tempo della festa. O ancora si potrebbe pensare al teatro in cui, fin dalle sue radici elleniche, ogni maschera interpreta e identifica le peculiarità del personaggio che la indossa. In questo senso, è interessante ricordare come il termine Persona in latino indichi precisamente la maschera indossata dagli attori durante le rappresentazioni teatrali. Jung, psicoanalista svizzero, definisce Persona l’aspetto esteriore che ognuno assume per inserirsi con successo entro un ruolo al fine di potersi relazionare, seppur in maniera superficiale, con gli altri. Secondo l’autore indossiamo maschere ogni qualvolta ci troviamo in relazione con altri, con lo scopo di impressionarli e con la speranza di risultare desiderabili. Ciò che sta dietro la Persona, viene celato e tenuto nascosto in virtù del carico di pulsioni e impulsi non socialmente accettabili che la maschera cela. Jung descrive una sorta di tacito accordo che ogni individuo inconsapevolmente sottoscrive, in quanto sa che ciò che l’altro mostra non è che una maschera calibrata sull’occasione, ma finge di non saperlo e di credere di avere di fronte la verità. In alcuni casi l’individuo finisce per identificarsi così bene con la Persona che assume all’esterno da perdere il senso di Sé: ciò che l’altro pensa di lui diviene l’unica bussola che orienta e guida il suo modo di essere e interagire, finendo per sacrificare se stesso per rispondere e corrispondere ai desideri degli altri.


Immagini con maschere del dramma greco
Maschere del dramma greco.

Se dico “maschera”, qualcuno penserà anche a Pirandello, nelle cui opere, in maniera ora sottintesa ora molto esplicita, si trovano continui riferimenti alle maschere e all’attitudine camaleontica dell’essere umano, che muta al mutare del contesto o di chi lo circonda. L’antitesi tra maschera e volto, tra apparire ed essere, è una tematica più che mai attuale (come approfondito nell’articolo Essere e dover essere). Potremmo considerare i social come niente più che la vetrina che mette in scena questo iato, destinato ad essere (s)mascherato non appena si passa dalla realtà virtuale a quella fattuale e condivisa. Quando questo avviene l’osservatore ha la spiacevole sensazione di essere stato ingannato e si sente dunque in diritto di vendicarsi con una rabbia spesso distruttiva. Un episodio molto recente ci mostra queste dinamiche: la partecipazione di Maria de Filippi ai funerali di Berlusconi sarebbe forse passata inosservata se molti non avessero notato i segni dell’età e probabilmente di qualche intervento di chirurgia estetico di troppo sul volto della presentatrice. Il telespettatore, solitamente abituato a vederla in TV con il make-up e le luci dello studio studiate ad hoc, è posto di fronte ad una realtà vissuta come inaccettabile, motivo per cui si arroga il diritto di commentarne duramente l’aspetto estetico: «ma come, quindi è così?». L’inganno sta nel pensare di conoscere o sapere com’è una certa persona (esteticamente, così come caratterialmente, o nelle attitudini) e essere sbugiardato tutt’a un tratto, riconoscendone quindi la finzione e la messa in scena in cui abbiamo creduto. A volte, l’intenzione non è di ingannare nel senso di nuocere all’altro, ma forse si cerca, più o meno consapevolmente, di mostrarsi migliori di ciò che si pensa di essere, mostrandoci come vorremmo essere per piacere di più a noi stessi e agli altri. Alla base di questo comportamento potremmo rintracciare una grande insicurezza circa il proprio Sé autentico il quale deve essere mascherato o alterato in qualche modo.


Immagine con maschere
Maschere.

È proprio delle personalità narcisistiche il timore di essere inadeguati, deboli o inferiori, e in particolare di essere visti e riconosciuti come tali. I comportamenti compensatori e spesso ipertrofici hanno lo scopo di allontanare e mascherare le insicurezze sottostanti e di mostrare un’immagine vincente e desiderabile. La fame di ammirazione fa sì che la personalità narcisistica tenti di soffocare le proprie parti fragili e di nascondere sotto il tappeto del prestigio la polvere della propria miseria. La più grande disgrazia a cui l’individuo di questo tipo può andare incontro è quella di essere smascherato e svergognato: la convinzione di essere mancante, unita al rischio di essere scoperto, rende la persona spesso invidiosa e sospettosa, nonché sempre a rischio di crollare nella depressione a seguito di una ferita narcisistica. Alcuni casi di cronaca nera possono quindi essere letti come l’esito estremo dello iato tra ‘essere’ e ‘sembrare’: quando si innesca questa dinamica, diventa sempre più difficile per l’individuo uscirne. La morsa della narrazione costruita dallo stesso Sé si stringe sempre più fino a soffocare la sua vera essenza, quella dietro la maschera. Penso ai casi di suicidio dei giovani che vedono nella morte l’unica risposta al senso bruciante di vergogna che proverebbero se i loro genitori e amici scoprissero che la laurea, il voto, o il successo che credono imminente sia invece più lontano del previsto. Anni di menzogne, non detti, costruzioni alternative alla realtà, rendono questi individui prigionieri di quell’immagine proiettata che gli altri richiedono (o loro pensano che richiedano), e che è però lontana dalla realtà. Miserabili e falliti, non degni e inetti e tuttavia mascherati in modelli di virtù degni di ogni plauso e ogni lode.


Scritto da Dott.ssa Sofia Bonomi, Psicologa Milano Porta Romana e Brescia Articolo pubblicato in data 29/06/2023 su Echoraffiche

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